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Guscio verde, articolazioni leggere: come il mitilo della Nuova Zelanda aiuta i gatti anziani a muoversi senza dolore
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Guscio verde, articolazioni leggere: come il mitilo della Nuova Zelanda aiuta i gatti anziani a muoversi senza dolore

Una veterinaria intenta a effettuare una visita medica a un gatto Maine Coon.

Il ruolo del mitilo verde neozelandese nella cura dell’artrosi felina, una malattia diffusa nei gatti anziani ma spesso ignorata dai proprietari.

L’artrosi nel gatto rimane una malattia silenziosa, difficile da cogliere a occhio nudo. Mentre i cani tendono a zoppicare o a lamentarsi, i felini modificano le abitudini con discrezione: smettono di saltare in alto, riposano più a lungo, si isolano. Dietro questi cambiamenti possono nascondersi articolazioni usurate, soprattutto nei soggetti oltre i dieci anni.

Questa condizione non solo viene diagnosticata poco, ma dispone anche di strumenti terapeutici limitati, perché i farmaci antinfiammatori di uso comune nei cani non sono idonei per un impiego prolungato nel gatto. In questo contesto entra in gioco il mitilo dalle labbra verdi della Nuova Zelanda, conosciuto come green lipped mussel, uno dei pochi integratori naturali con una sperimentazione clinica controllata eseguita direttamente su gatti, con risultati misurati in modo oggettivo.

Al di là dell’interesse commerciale, i dati scientifici disponibili descrivono un alimento marino in grado di fornire omega-3 specifici, sostanze strutturali per la cartilagine e composti antinfiammatori unici. Un’opzione che attira l’attenzione dei veterinari soprattutto per i soggetti anziani, spesso affetti contemporaneamente da degenerazione articolare e problemi renali, contesti in cui le alternative farmacologiche sono ridotte.

Un gatto che si lecca la fasciatura applicata sulla zampina anteriore.
Gatto intento a leccare la benda sulla sua zampa anteriore. – newsmondo.it

Artrosi nel gatto: una patologia diffusa, ma quasi invisibile in casa

Le indagini radiografiche mostrano una realtà poco nota ai proprietari: già oltre i sei anni circa un terzo dei gatti presenta segni di malattia articolare; dopo i dieci anni la percentuale sale fino a oltre il 60–90%, mentre nei soggetti geriatrici i segni di degenerazione sono quasi la norma. Il paradosso è che, nonostante questi numeri, la maggioranza dei gatti non zoppica in modo evidente.

In uno studio specifico su 28 animali con artrosi accertata, meno della metà mostrava zoppia, mentre quasi tre quarti manifestavano riluttanza al salto e molti riducevano l’altezza delle superfici raggiunte. Per il proprietario, il segnale diventa quindi un cambiamento di comportamento più che un difetto di appoggio.

Tra i campanelli d’allarme trovano spazio una minore cura del mantello in zone difficili da raggiungere, l’utilizzo irregolare della lettiera quando il bordo risulta doloroso da scavalcare, un aumento delle ore trascorse nello stesso punto e una certa irritabilità al tatto. Anche la preferenza per superfici a livello del pavimento oppure un calo di peso senza modifiche dell’alimentazione possono suggerire un quadro di dolore cronico.

In presenza di più segnali, soprattutto in gatti oltre i sette anni, la strada indicata è una visita veterinaria con eventuali radiografie. Solo una diagnosi precisa di malattia degenerativa consente di impostare un piano di gestione adeguato, in cui gli integratori di origine marina assumono il ruolo di supporto nutrizionale e non di sostituti delle valutazioni cliniche.

Perché il mitilo verde si adatta in modo particolare alla biologia felina

Il mitilo dalle labbra verdi, Perna canaliculus, vive esclusivamente nelle acque costiere della Nuova Zelanda. Filtra naturalmente microalghe marine senza ausilio di antibiotici o mangimi artificiali, motivo che lo colloca tra le fonti più trasparenti di supplementi marini. Storicamente è un alimento dei Māori, popolazione costiera in cui si osservavano tassi più bassi di artrite, osservazione che ha dato il via alle ricerche negli anni Settanta.

Per il gatto esiste un ulteriore elemento di interesse: si tratta di un alimento di origine animale, totalmente coerente con la natura di carnivoro stretto. I felini non trasformano con efficacia gli omega-3 vegetali, come quelli dei semi di lino, nelle forme EPA e DHA utili all’organismo. Il mitilo verde fornisce EPA, DHA e un acido grasso peculiare, ETA, già pronti all’utilizzo, veicolati in una matrice proteica marina facilmente sfruttabile.

L’ETA è una molecola rara che agisce sulle vie della ciclossigenasi (COX) e della lipossigenasi (5-LOX), le stesse coinvolte nell’azione dei FANS, ma senza gli effetti collaterali tipici su rene e apparato gastrointestinale. Questo aspetto ha un peso rilevante nei gatti, molto sensibili agli antinfiammatori non steroidei e spesso affetti da malattia renale cronica, contesto in cui questi farmaci vengono di norma evitati.

Accanto agli omega-3, il mitilo verde contiene naturalmente glucosamina, condroitin solfato e polisolfati glicosaminoglicani, elementi strutturali di cartilagine e liquido sinoviale. Si aggiungono carotenoidi antiossidanti come la fucoxantina e particolari acidi grassi marini, i cosiddetti furan fatty acids, di cui la ricerca sta delineando il ruolo nella modulazione delle risposte infiammatorie.

Le prove cliniche nei gatti e le modalità d’uso tra integratore e alimento completo

Il dato scientifico più spesso citato arriva da uno studio dell’Università del North Carolina, guidato dal professor B. Duncan X. Lascelles e pubblicato sul Journal of Veterinary Internal Medicine nel 2010. Il lavoro ha coinvolto 40 gatti con malattia articolare degenerativa confermata, assegnati in modo casuale a due gruppi: uno alimentato con una dieta di controllo, l’altro con un alimento contenente una quota elevata di EPA e DHA, estratto di mitilo verde in polvere e glucosamina con condroitina.

Per 70 giorni, i ricercatori hanno valutato gli animali tramite questionari ai proprietari, controlli veterinari e soprattutto mediante accelerometri, piccoli dispositivi che registrano l’attività fisica in condizioni di vita reale. Nel gruppo di controllo l’attività diminuiva in modo significativo, mentre nei gatti che ricevevano la dieta con mitilo verde l’attività aumentava, con una differenza tra i due gruppi giudicata statisticamente significativa. Nel riassunto si legge che “A diet high in EPA and DHA and supplemented with green-lipped mussel extract and glucosamine/chondroitin sulfate improved objective measures of mobility.”

Una revisione più ampia, pubblicata nel 2018 sulla rivista Veterinary Sciences da ricercatori del Cawthron Institute neozelandese, ha passato in rassegna gli studi condotti su cani, gatti e cavalli, concludendo che l’integrazione di mitilo verde ha “alleviated feline degenerative joint disease and arthritis symptoms”. Le dosi efficaci negli animali risultano comprese in un intervallo indicativo tra 4 e 49 mg/kg al giorno, in funzione del tipo di estratto.

Sul piano pratico, per i gatti sono disponibili polveri da mescolare all’umido, oli concentrati, snacks funzionali o mangimi completi che contengono green lipped mussel tra gli ingredienti. La forma in polvere, aggiunta al cibo umido, risulta in genere la più semplice da somministrare, mentre l’olio può risultare utile per soggetti molto selettivi. In ogni caso la costanza è fondamentale: gli effetti tendono a comparire dopo 6–8 settimane di somministrazione quotidiana, periodo necessario perché l’azione antinfiammatoria e di supporto articolare diventi apprezzabile.

Sicurezza, scelta del prodotto e integrazione con gli alimenti completi neozelandesi

Gli studi disponibili descrivono un profilo di sicurezza ampio per il mitilo verde nel gatto, se rispettate le dosi consigliate. Nella letteratura veterinaria non si segnalano problemi rilevanti tra 4 e 49 mg/kg al giorno, mentre in studi su altre specie i livelli tollerati sono stati molto superiori, con un margine notevole tra dose efficace ed eventuale soglia di rischio. Le reazioni più occasionali consistono in leggere alterazioni intestinali, per esempio feci più morbide nei primi giorni, spesso risolvibili con una riduzione temporanea della dose.

Esistono però situazioni che richiedono attenzione: in caso di allergia ai molluschi l’impiego è controindicato, con sintomi come vomito, gonfiore del muso o difficoltà respiratoria che impongono la sospensione immediata e il contatto con il veterinario. Anche nei gatti in terapia con farmaci anticoagulanti, oppure prima di un intervento chirurgico, la presenza di un elevato apporto di omega-3 va discussa con il medico veterinario.

Per orientarsi tra i prodotti, gli esperti suggeriscono di cercare integratori che dichiarano esplicitamente la specie Perna canaliculus proveniente dalla Nuova Zelanda, con indicazioni chiare sul contenuto in mg per dose e un processo produttivo a bassa temperatura o tramite liofilizzazione. Il calore elevato riduce in modo marcato la presenza di ETA e di altre frazioni lipidiche sensibili, condizione che può limitare l’efficacia. Un’ulteriore garanzia arriva da certificazioni indipendenti e da controlli su metalli pesanti e contaminanti marini.

Un approccio alternativo all’integratore puro prevede l’uso di mangimi completi che includono il mitilo verde come ingrediente dichiarato. Alcune linee premium prodotte in Nuova Zelanda, come Kiwi Country commercializzata da Talis-us.com, inseriscono il green mussel in tutte le ricette, sia umide sia secche. Le formulazioni in scatoletta, ricche di carne neozelandese e con un tenore di umidità vicino all’80%, offrono un doppio beneficio nei gatti anziani, congiungendo il supporto articolare all’apporto idrico, importante per rene e vie urinarie.

Nei croccantini ad alto tenore proteico, il mitilo verde viene affiancato a olio di pesce e semi di lino per un profilo omega-3 più completo, pur mantenendo un focus sulla proteina animale come ingrediente principale. Per i gatti con artrosi avanzata, alcuni veterinari suggeriscono una combinazione tra dieta arricchita con mitilo verde e un supplemento mirato, in modo da raggiungere dosaggi più elevati sotto monitoraggio professionale. In tutti i casi, la scelta del prodotto e la pianificazione delle dosi dovrebbero avvenire in accordo con il veterinario curante, che conosce la storia clinica del singolo animale.

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ultimo aggiornamento: 30 Aprile 2026 9:49

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